sabato 22 maggio 2010

"Na òrda a Citanò..." Intervista a Peppe Barbera

1) Peppe Barbera, questo è il secondo lavoro della fangoassami production. Il primo, inutile ricordarlo, è stato "Cercando di farcela" il quale ha avuto un inaspettato successo. Si dice che il secondo lavoro è sempre più difficile. Confermi?
Innanzitutto voglio dire che la Fangoassami production è formata da me, Andrea Nataloni, Tiziano Palestrini e Noemi Bacchi. Noemi è la fotografa ufficiale, Tiziano il tecnico audio. Mentre io ed Andrea ci occupiamo si soggetto e sceneggiatura (io), riprese e montaggio (Andrea). Più la regia che è in comune. Detto questo, confermo che il secondo lavoro è molto più difficile. Soprattutto ora che ci sono delle aspettative visti i buoni risultati di Cercando di farcela.
2) Di cosa parla 'Na òrda a Citanò..?
'Na òrda a Citanò è un cortometraggio diviso in 3 episodi. In 2+1, per l'esattezza. Nel senso che l'ultimo episodio è una sorta di piccolo omaggio. Il tema del film è già detto nel titolo. Raccontiamo, senza grandi pretese storico-culturali, com'era la vita a Civitanova dopo la fine della seconda guerra mondiale. Posso aggiungere che è un film in costume, volutamente teatrale com'erano e, un pò ancora sono, i civitanovesi. Ah, naturalmente è un film in dialetto.
3) La prima esperienza per te ed i tuoi collaboratori è stata con l'Anffas, cioè avete lavorato coi ragazzi diversamente abili ospiti nel centro. Stavolta coi bambini dai tre ai cinque anni. Paragoni? Differenze?
I ragazzi dell'Anffas li conoscevo già perciò dirigerli non è stato difficile, ma faticoso si. Qui i bambini da dirigere sono stati 75 e tutti al massimo di cinque anni. E non ci conoscevamo. Le difficoltà sono state varie. Ad esempio loro tendevano ad attendere i suggerimenti delle maestre invece che reagire subito ai nostri input. Oppure il problema dei dialoghi: abbiamo dovuto rinunciare ad un pò di dinamismo con la camera e per facilitare la riuscita delle battute ci siamo piegati malvolentieri a dei controcampi statici. Ma il tempo è stato il rivale numero uno.
4) Che effetto ti ha fatto lavorare coi bambini?
E' stata un'esperienza gratificante. Intanto ringrazio le maestre per la fiducia e per l'impegno messo. Senza la loro abnegazione e passione non saremmo arrivati dove siamo. Le maestre hanno fatto casting e provini e molto altro. Anche i genitori voglio salutare e ringraziare per la collaborazione e la disponibilità. I bambini, dicevo, son stati fantastici: alcuni davvero straordinari nell'interpretazione. Girare con loro è stato divertente: sono buffi e imprevedibili. Ci tornerei subito a lavorare per un nuovo film.
5) Quali sono le ragioni per cui avete accettato di fare questo film?
Innanzitutto perchè me lo ha chiesto Claudia Cestola alla quale non posso dire mai di no. E poi perchè avevo voglia di cimentarmi in un corto divertente. Un altro motivo è stata la sfida; la volontà di confrontarmi con questo lavoro stavolta, appunto, coi bimbi dai tre ai cinque anni. Ho accettato di fare questo film anche perchè avevo voglia di omaggiare questa città che amo e di far qualcosa per essa. E ancora: volevo valorizzare il dialetto e denunciare come ormai sia diventata brutta questa città attraverso un piccolo film divertente e nostalgico.

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