Eccoci finalmente a colloquio con i due registi del film “Cercando di farcela”: Peppe Barbera (nella foto, a destra) e Andrea Nataloni (a sinistra). Innanzitutto diamo l'annuncio che il film è terminato e pronto. La prima è prevista il 19 dicembre 2009 presso il Cine-Teatro Conti.Raccontateci, per iniziare, la storia del film.
PEPPE: Spieghiamo, intanto, che il nostro è un mediometraggio in quanto ha la durata di circa 35 minuti. E' in bianco e nero e muto. Ambientato intorno agli anni '20 del Novecento. Abbiamo realizzato un omaggio ai film dell'epoca ed al Grande Cinema di Buster Keaton e Chaplin. La nostra è un'opera, speriamo, “malincomica”; nel senso che oltre ad avere una struttura comica punta a far commuovere e riflettere. Ci speriamo.
ANDREA: La storia che raccontiamo nella pellicola narra delle vicende di un mimo ed un clochard. Di due disperati che tentano di farcela e che ad un certo punto diventano amici uniti dalla stessa sorte e dagli stessi sogni.
PEPPE: Come già detto è una storia con un'ambientazione retrò, ma in verità, è solo un pretesto per parlare dell'attualità. E' una metafora.Ciò che capita ai due protagonisti, ovvero venire perseguitati dal sistema perchè colpevoli di essere liberi e sognatori, è ciò che sta succedendo in questa società dove, appunto, si cacciano via e si multano i senzatetto perchè “disturbano il decoro urbano”. In questo piccolo film parliamo degli ultimi, di emarginazione, dell'arroganza del potere, della bellezza che c'è nel rifiutare le regole. Del fascino dei sogni.
Ecco, questo aspetto del Sogno inteso come miraggio possibile, come meta, come motivo dominante dell'esistenza è un punto su cui avete insistito sin dall'inizio del film...
PEPPE: Si, l'elemento “Sogno”, si può dire, è stato il filo conduttore del nostro lavoro perchè volevamo fare un racconto che fosse un inno al Sogno. Perchè occorre custodirli i sogni, nonostante tutto. Perchè, come direbbe Jannacci, “la vita vive tra mosche e gelsomini” ma “un sogno è un sogno però è un sogno...”
Come avete organizzato questo lavoro durato un anno?
ANDREA: Per prima cosa ci siamo divisi i ruoli per competenze. Peppe ha scritto il soggetto e la sceneggiatura ed ha curato assieme a me la regia. Io ho fatto le riprese ed eseguito il montaggio. Ci siamo trovati bene anche perchè abbiamo le stesse idee estetiche, ci piacciono le stesse inquadrature.
PEPPE: Abbiamo gestito, in questo anno, un percorso a tappe. Dopo aver terminato la sceneggiatura ci siamo confrontati coi ragazzi dell'Anffas e futuri attori. Abbiamo mostrato loro il funzionamento della telecamera e di altri strumenti del cinema: dal ciak ai fari ed ai pannelli di polistirolo per le luci.
ANDREA: Poi abbiamo fatto numerosi provini coi ragazzi per assegnare ad ognuno il ruolo più consono e, dopo ciò, abbiamo realizzato lo storyboard pianificando, tramite disegni, tutte le inquadrature, scena per scena, che avremmo usato. Successivamente abbiamo dato inizio alle riprese. Infine c'è stato il montaggio.
Parliamo degli attori: come si sono comportati?
PEPPE: Prima di tutto vorrei dire che è stata una splendida esperienza lavorare coi ragazzi. Quello di cui vado fiero è l'atmosfera che s'è creata durante le riprese. C'è sempre stata molta allegria. Ci siamo tutti divertiti. Porterò questo ricordo bellissimo ovunque con me.
ANDREA: Lo stesso vale per me. Volevo aggiungere che tutti hanno recitato molto bene, Sia i ragazzi che le operatrici e gli operatori e gli amici che si sono prestati. Tutti si sono fatti dirigere con disciplina ed entusiasmo. I ragazzi si sono, tra l'altro, calati nelle parti in modo strepitoso. D'altronde anni di preparazione col teatro li hanno formati bene.
Vi ritenete soddisfatti del lavoro finale?
PEPPE: Solitamente non sono soddisfatto delle cose artistiche che realizzo, ma abbiamo raggiunto un buon livello qualitativo. Adoro questo piccolo film e spero di aver contribuito a renderlo poetico. C'ho messo le mie emozioni e le mie visioni. E spero di aver ripagato chi ha avuto fiducia in me.
ANDREA: Siamo grati dell'opportunità che c'è stata data e ci siamo impegnati un anno intero per lasciare un buon ricordo. Alla fine il nostro risultato credo sia migliore delle aspettative.
da Il Gabbiano (dicembre 2009) - bimestrale dell'anffas
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